Mostra "Oltre la Superficie
Dal 28 marzo al 2 maggio 2026, la cornice della Sala “R. Falchi” presso il Palazzo del Parco di Diano Marina, si trasformerà in un palcoscenico d'eccezione per l'arte contemporanea ospitando la mostra collettiva "Oltre la
Superficie", un progetto ambizioso curato dalla Civiero Art Gallery e realizzato con il patrocinio della Città di Diano Marina e della Regione Liguria e con il contributo delle Gestioni Municipali di Diano Marina, che vede protagonisti tre giganti della scena internazionale come Pablo Atchugarry, Agostino Bonalumi e Gianfranco Zappettini.
La superficie, in arte, non è mai stata un semplice confine fisico, ma una soglia psicologica e filosofica. Per secoli essa è stata il luogo della finzione, lo schermo su cui proiettare l'illusione del mondo. Tuttavia, la modernità ha imposto una frattura definitiva: la tela e la materia hanno smesso di essere supporti passivi per farsi protagoniste di una rivoluzione spaziale. Il progetto espositivo, si allontana dalle classiche rassegne antologiche per concentrarsi su quel momento esatto in cui l'opera d'arte decide di invadere lo spazio circostante, rompendo la staticità della parete. Immaginate la tela che si tende e si estroflette sotto la spinta di una forza invisibile nelle opere di Agostino Bonalumi (Vimercate 1935 – Desio 2013), creando un gioco di luci e ombre che muta a ogni passo dell'osservatore forzando la materia pittorica a farsi presenza plastica e architettonica, o la verticalità assoluta di Pablo Atchugarry (Montevideo, 1954), capace di trasformare il marmo e il bronzo in strutture eteree che sembrano sfidare la forza di gravità per elevarsi verso l'infinito. Atchugarry eredita la sfida spaziale dei maestri del ‘900 trasferendola nella materia millenaria della scultura. Se nei pittori la superficie è una membrana da tendere o analizzare, per lo scultore uruguaiano essa è una barriera da infrangere per liberare l'anima della pietra. A questo dinamismo fisico si contrappone il rigore metodico di Gianfranco
Zappettini (Genova, 1939), che scava nel cuore del fare pittura per mostrarci che il "vuoto" e il "segno" sono in realtà pieni di significato e presenza. Se Bonalumi conquista lo spazio verso l'esterno, Zappettini opera una rivoluzione introversa, scavando nella sostanza stessa dell'atto pittorico. Protagonista e teorico della Pittura Analitica negli anni ’70, l’artista ligure ha risposto alla crisi della pittura del dopoguerra con un ritorno al metodo. La sua ricerca si è concentrata sull'azzeramento dell'immagine a favore di un'analisi rigorosa
degli elementi costitutivi: il supporto, il pigmento, la stratificazione.
L'esposizione, che verrà inaugurata sabato 28 marzo alle ore 17:00, si propone come un’indagine profonda sul superamento dei confini tradizionali del supporto artistico, invitando l'osservatore a varcare la soglia della
bidimensionalità per esplorare nuove dimensioni spaziali e concettuali. La mostra mette a confronto tre percorsi emblematici che, pur partendo da radici linguistiche differenti, condividono l'urgenza di approdare a un’estetica
dell’assoluto. Il momento inaugurale vedrà la partecipazione e gli interventi della Dott.ssa Paola Valenti, Vice Direttrice della Fondazione Zappettini, e del gallerista Chico Schoen, direttore della galleria Guidi&Schoen di Genova, per un approfondimento critico sull’esposizione.

















